Gli elefanti si svegliano in un mediocre mercoledì nella savana e decidono di morire.
Sono pronti. Non salutano, fanno i bagagli e si incamminano verso la necropoli.
Camminano all'indietro sulle loro orme, guadano fiumi e si arrampicano sugli alberi per depistare la troupe del WWF attrezzata di telecamere, striscioni Coca Cola e McBacon gusto antilope.
Poi si sdraiano accanto alle ossa del bisnonno, e buonanotte.
Alla luce di questi fatti:
1) perchè gli insetti della regione lombarda hanno stabilito la mia cucina come loro cimitero? Prove a sostegno:
- processioni di formiche in abiti francescani intonano Il Signore è il mio pastore
- squadre di ragni attrezzati di carretto raccolgono come monatti cadaveri di coleotteri con zampe all'aria ed espressione estatica
- ieri sera una zanzara invece di pungermi mi ha chiesto di farla sentire donna un'ultima volta
2) oggi ho aperto gli occhi ed ho sentito che dovevo morire, ma salito in macchina la batteria era scarica e non sapevo dove andare
3) Parachutes: stavo pensando di decedere a 33 anni, possibilmente in Palestina.
Padre: no, prima dobbiamo finire di pagare il mutuo della casa.
20/07/08
09/04/08
09/03/08
Il mondo in edizione Harmony(tm)
Il fatto è che tutto sommato è normale sentirsi speciali. Speciali nel senso di diversi, s'intende, è più una questione di categorie, ci sono i cani, i gatti, gli altri e ci sei tu; solo che mentre i cani restano cani ed i gatti gatti, tu per gli altri diventi gli altri mentre gli altri per sè restano diversi da te, probabilmente speciali per sè.
A peggiorare le cose ci si mette poi la vanità. Perchè se sei tanto speciale, in qualche modo lo dovrai pure tirare fuori; qualcuno forse la chiamerebbe autostima. Solo che farlo è più difficile di quanto sembri.
C'è chi si cerca un modello, un ideale, un'immagine. Si ripetono che è nei piccoli spazi di manovra che ci sono permessi che emerge il proprio io, ma alla lunga i più per stanchezza o sfiducia ne restano invischiati. Nella loro bulimia mandano tutto giù senza masticare. Mangiano Gould, e sputano "il pianista psicotico". Mangiano Van Gogh, e sputano "quel frocio pazzo che si è tagliato un orecchio". Mangiano Bukowski, e sputano "quell'ubriacone che beveva, scopava e non faceva un cazzo tutto il giorno" (beh...).
C'è anche chi prova con le rivoluzioni, prendendo di mira qualche cosa di abbastanza grande da abbattere, ed all'inizio di cose grandi che valga la pena abbattere ce ne sono. Man mano che abbattono però, le cose grandi cominciano a scarseggiare; allora rivolgono i loro picconi ai cocci più grossi che riescono a trovare e si abituano a chiamare rivoluzioni cose meno dignitose come abbattere delle macerie. Perchè in fondo deve essere una bella cosa, trovare se stessi nell'abbattere.
Il problema è che alla fine quelle che gli restano non sono nemmeno macerie, ma soltanto sabbia. Sabbia e aspettative.
A peggiorare le cose ci si mette poi la vanità. Perchè se sei tanto speciale, in qualche modo lo dovrai pure tirare fuori; qualcuno forse la chiamerebbe autostima. Solo che farlo è più difficile di quanto sembri.
C'è chi si cerca un modello, un ideale, un'immagine. Si ripetono che è nei piccoli spazi di manovra che ci sono permessi che emerge il proprio io, ma alla lunga i più per stanchezza o sfiducia ne restano invischiati. Nella loro bulimia mandano tutto giù senza masticare. Mangiano Gould, e sputano "il pianista psicotico". Mangiano Van Gogh, e sputano "quel frocio pazzo che si è tagliato un orecchio". Mangiano Bukowski, e sputano "quell'ubriacone che beveva, scopava e non faceva un cazzo tutto il giorno" (beh...).
C'è anche chi prova con le rivoluzioni, prendendo di mira qualche cosa di abbastanza grande da abbattere, ed all'inizio di cose grandi che valga la pena abbattere ce ne sono. Man mano che abbattono però, le cose grandi cominciano a scarseggiare; allora rivolgono i loro picconi ai cocci più grossi che riescono a trovare e si abituano a chiamare rivoluzioni cose meno dignitose come abbattere delle macerie. Perchè in fondo deve essere una bella cosa, trovare se stessi nell'abbattere.
Il problema è che alla fine quelle che gli restano non sono nemmeno macerie, ma soltanto sabbia. Sabbia e aspettative.
14/02/08
26/01/08
Studio, venerdì, ore 17.xx
La procreatrice ritorna a casa con 8 chili di spesa, 7 ore di lavoro e 2 anni di meno.
Appena si affaccia alla porta dello studio, il suo sguardo cade su di me e perde ogni espressione e calore.
Pausa.
"Hai buttato la spazzatura?"
Distolgo l'attenzione dal mio fitto programma di campo minato pomeridiano, corrugo le sopracciglia, "no".
Sostengo lo sguardo.
Un cespuglio spinoso rotola sospinto dal vento, ma nessuno dei due fa un movimento.
Silenzio.
Sostengo lo sguardo.
L'aria nei tre metri che ci separano è talmente tesa che ci si potrebbero appendere i cappotti.
La domestica passa l'aspirapolvere tra le nostre gambe e noi alziamo alternativamente i piedi, senza distogliere lo sguardo. Fuori, le nuvole si spostano verso ovest.
Ci fissiamo.
Due tizi con il passamontagna passano nel mio campo visivo per poi ritornarci subito dopo con il lettore dvd sottobraccio, dirigendosi senza fretta verso la porta.
Si accendono i primi lampioni. Le molecole d'aria sfrigolano e le lenti degli occhiali cominciano a risonare.
Si gira lentamente, e mentre esce la sento sospirare "dove ho sbagliato?"
Più tardi, rientrando a casa il capofamiglia nota dei profondi segni di unghie sulla porta.
La procreatrice ritorna a casa con 8 chili di spesa, 7 ore di lavoro e 2 anni di meno.
Appena si affaccia alla porta dello studio, il suo sguardo cade su di me e perde ogni espressione e calore.
Pausa.
"Hai buttato la spazzatura?"
Distolgo l'attenzione dal mio fitto programma di campo minato pomeridiano, corrugo le sopracciglia, "no".
Sostengo lo sguardo.
Un cespuglio spinoso rotola sospinto dal vento, ma nessuno dei due fa un movimento.
Silenzio.
Sostengo lo sguardo.
L'aria nei tre metri che ci separano è talmente tesa che ci si potrebbero appendere i cappotti.
La domestica passa l'aspirapolvere tra le nostre gambe e noi alziamo alternativamente i piedi, senza distogliere lo sguardo. Fuori, le nuvole si spostano verso ovest.
Ci fissiamo.
Due tizi con il passamontagna passano nel mio campo visivo per poi ritornarci subito dopo con il lettore dvd sottobraccio, dirigendosi senza fretta verso la porta.
Si accendono i primi lampioni. Le molecole d'aria sfrigolano e le lenti degli occhiali cominciano a risonare.
Si gira lentamente, e mentre esce la sento sospirare "dove ho sbagliato?"
Più tardi, rientrando a casa il capofamiglia nota dei profondi segni di unghie sulla porta.
20/01/08
L'anno bisesto lascia i suoi primi presagi oscuri. Punto primo, ultimamente non sto più scaricando niente da internet. Punto secondo, aggiorno il blog. Punto terzo, ho ripreso a leggere con una qual certa, demoniaca dedizione; per due mesi, solo etichette dello shampoo e cartelli sull'autobus, poi dopo capodanno un cauto riavvicinamento. Adesso, Pynchon, Roth ed Ende contemporaneamente, non chiedete come. So solo che alla sera mi sanguina il naso.
Una sola richiesta: se nelle prossime settimane dovessi morire in modo buffo, tipo per sovraccarico, fatemi una cortesia. Fate una espressione contrita davanti al reporter di Studio Aperto, poi, alla fatidica domanda, sorridete in telecamera. E dite che ero uno stronzo.
"Un ragazzo a modo quello? No no, io lo conoscevo bene, era un vero bastardo."
Una sola richiesta: se nelle prossime settimane dovessi morire in modo buffo, tipo per sovraccarico, fatemi una cortesia. Fate una espressione contrita davanti al reporter di Studio Aperto, poi, alla fatidica domanda, sorridete in telecamera. E dite che ero uno stronzo.
"Un ragazzo a modo quello? No no, io lo conoscevo bene, era un vero bastardo."
24/12/07
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