
14/02/08
26/01/08
Studio, venerdì, ore 17.xx
La procreatrice ritorna a casa con 8 chili di spesa, 7 ore di lavoro e 2 anni di meno.
Appena si affaccia alla porta dello studio, il suo sguardo cade su di me e perde ogni espressione e calore.
Pausa.
"Hai buttato la spazzatura?"
Distolgo l'attenzione dal mio fitto programma di campo minato pomeridiano, corrugo le sopracciglia, "no".
Sostengo lo sguardo.
Un cespuglio spinoso rotola sospinto dal vento, ma nessuno dei due fa un movimento.
Silenzio.
Sostengo lo sguardo.
L'aria nei tre metri che ci separano è talmente tesa che ci si potrebbero appendere i cappotti.
La domestica passa l'aspirapolvere tra le nostre gambe e noi alziamo alternativamente i piedi, senza distogliere lo sguardo. Fuori, le nuvole si spostano verso ovest.
Ci fissiamo.
Due tizi con il passamontagna passano nel mio campo visivo per poi ritornarci subito dopo con il lettore dvd sottobraccio, dirigendosi senza fretta verso la porta.
Si accendono i primi lampioni. Le molecole d'aria sfrigolano e le lenti degli occhiali cominciano a risonare.
Si gira lentamente, e mentre esce la sento sospirare "dove ho sbagliato?"
Più tardi, rientrando a casa il capofamiglia nota dei profondi segni di unghie sulla porta.
La procreatrice ritorna a casa con 8 chili di spesa, 7 ore di lavoro e 2 anni di meno.
Appena si affaccia alla porta dello studio, il suo sguardo cade su di me e perde ogni espressione e calore.
Pausa.
"Hai buttato la spazzatura?"
Distolgo l'attenzione dal mio fitto programma di campo minato pomeridiano, corrugo le sopracciglia, "no".
Sostengo lo sguardo.
Un cespuglio spinoso rotola sospinto dal vento, ma nessuno dei due fa un movimento.
Silenzio.
Sostengo lo sguardo.
L'aria nei tre metri che ci separano è talmente tesa che ci si potrebbero appendere i cappotti.
La domestica passa l'aspirapolvere tra le nostre gambe e noi alziamo alternativamente i piedi, senza distogliere lo sguardo. Fuori, le nuvole si spostano verso ovest.
Ci fissiamo.
Due tizi con il passamontagna passano nel mio campo visivo per poi ritornarci subito dopo con il lettore dvd sottobraccio, dirigendosi senza fretta verso la porta.
Si accendono i primi lampioni. Le molecole d'aria sfrigolano e le lenti degli occhiali cominciano a risonare.
Si gira lentamente, e mentre esce la sento sospirare "dove ho sbagliato?"
Più tardi, rientrando a casa il capofamiglia nota dei profondi segni di unghie sulla porta.
20/01/08
L'anno bisesto lascia i suoi primi presagi oscuri. Punto primo, ultimamente non sto più scaricando niente da internet. Punto secondo, aggiorno il blog. Punto terzo, ho ripreso a leggere con una qual certa, demoniaca dedizione; per due mesi, solo etichette dello shampoo e cartelli sull'autobus, poi dopo capodanno un cauto riavvicinamento. Adesso, Pynchon, Roth ed Ende contemporaneamente, non chiedete come. So solo che alla sera mi sanguina il naso.
Una sola richiesta: se nelle prossime settimane dovessi morire in modo buffo, tipo per sovraccarico, fatemi una cortesia. Fate una espressione contrita davanti al reporter di Studio Aperto, poi, alla fatidica domanda, sorridete in telecamera. E dite che ero uno stronzo.
"Un ragazzo a modo quello? No no, io lo conoscevo bene, era un vero bastardo."
Una sola richiesta: se nelle prossime settimane dovessi morire in modo buffo, tipo per sovraccarico, fatemi una cortesia. Fate una espressione contrita davanti al reporter di Studio Aperto, poi, alla fatidica domanda, sorridete in telecamera. E dite che ero uno stronzo.
"Un ragazzo a modo quello? No no, io lo conoscevo bene, era un vero bastardo."
24/12/07
26/11/07
10/11/07
E così, sono andate ad Ancona. Questo è il genere di cose che ti fa riflettere sul fatto che quelle con cui ragionavi sulla possibilità di avere un futuro ormai sono quasi arrivate al casello mentre io sono lanciato a 3oo all'ora contromano con accanto Ayrton Senna che mi fa cenno di continuare così.
04/10/07
Love is for the living
Tutto è nato qualche anno fa. Rientro a casa dopo una giornata intensa e una volta chiamato l'ascensore mi accorgo che dentro c'è già una cosa strana con un cappotto. E la cosa strana di questa cosa strana è che, a ben guardare, somiglia morfologicamente a me. Non ho mai visto cose strane che mi somigliano. Visto che la cosa strana che somiglia morfologicamente a me si accorge del mio sguardo perplesso, mi decido a chiederle "chi sei?". "Sono il tuo vicino di casa", risponde, "e meno male che finalmente ti sei accorto di me, sono dieci anni che ti chiedo di tenere più basso il volume dello stereo". Questo esiste da dieci secondi e già rompe il cazzo, penso.
Apro la porta di casa, un altro essere morfologicamente parlando simile a me. "Ciao, sono tua madre. Era ora che ti accorgessi che esisto, sono vent'anni che viviamo insieme. Mi andresti a comprare le sigarette?"
"Oh. Le sigarette fanno male. Mi fai un panino?", faccio io.
"Mi hai addirittura risposto. Il pane non c'è. Ci sarebbe da prendere anche il latte."
Sento un fruscio indistinto, non riesco a mettere a fuoco le parole. Esco. Sfumature di persone mi passano accanto ("persone" è un termine che ho inventato io. Serve ad indicare "cose che mi assomigliano morfologicamente parlando ma che per qualche strana ragione non sono io").
Non danno particolari noie, ho scoperto con gli anni, e sono sostanzialmente innocue, anche se hanno abitudini bizzarre, tipo entrare nella tua vita. Tutto qui.
E' solo per dire che, a tornare a vedere sfocato dopo tanto tempo, viene un pò di... com'è che la chiamava? Ah, sì. Tristezza.
"Il pregio dei film è che alla fine anche il più brutto per un pò fa pensare. Ad altro."
Apro la porta di casa, un altro essere morfologicamente parlando simile a me. "Ciao, sono tua madre. Era ora che ti accorgessi che esisto, sono vent'anni che viviamo insieme. Mi andresti a comprare le sigarette?"
"Oh. Le sigarette fanno male. Mi fai un panino?", faccio io.
"Mi hai addirittura risposto. Il pane non c'è. Ci sarebbe da prendere anche il latte."
Sento un fruscio indistinto, non riesco a mettere a fuoco le parole. Esco. Sfumature di persone mi passano accanto ("persone" è un termine che ho inventato io. Serve ad indicare "cose che mi assomigliano morfologicamente parlando ma che per qualche strana ragione non sono io").
Non danno particolari noie, ho scoperto con gli anni, e sono sostanzialmente innocue, anche se hanno abitudini bizzarre, tipo entrare nella tua vita. Tutto qui.
E' solo per dire che, a tornare a vedere sfocato dopo tanto tempo, viene un pò di... com'è che la chiamava? Ah, sì. Tristezza.
"Il pregio dei film è che alla fine anche il più brutto per un pò fa pensare. Ad altro."
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